Questo immenso

Prima quando ascoltavo un testo e/o una melodia particolarmente romantici pensavo:

"Quell’uomo che li ha scritti, che grandi sentimenti doveva avere!"

Oggi invece penso:

"Gli uomini…che bravi che sono a parole!"

Sto diventando cinica, è l’età o entrambe?

http://embed.dada.net/swf/vdet.swf

I miei occhi su di te
stanno scivolando e quanto, quanto
quanto manca ancora per l’alba
Cosa penserai di me
se son matto o son bastardo
quando, quando dico che non credo
che non credo a nulla
in questo immenso che dura
tutta una vita o un minuto così
e non riesco più a parlare
in questo immenso che c’è fra le tue mani.
I tuoi occhi su di me
dimmi dove stiamo andando quando
quando dici che non credo
che non credo a nulla
in questa immenso che dura
tuffa una vita o un minuto così
e non riesco più a parlare
in questo immenso che c’è fra le tue mani.
In questa immenso
in questo immenso amore.

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35 risposte a Questo immenso

  1. letiziajaccheri ha detto:

    te non ci crederai ma pensavo qualcosa di simile in questi giorni, osservando un uomo che parla poco e ripensando a uno che generava milioni di bellissime parole

  2. anonimo ha detto:

    Ritengo che al 90% siano “esercizi di stile”, retorici nel senso pieno e se vogliamo alto della parola. In fin dei conti la retorichè techne è una tecnica che attraverso un buon uso del linguaggio e dell’ argomentare mira ad ottenere uno scopo. Una delle tecniche per ottenere lo scopo (qualunque esso sia, non entro nel merito morale dello scopo – la tecnica fornisce un mezzo, lo scopo è dentro di te e soggetto ad altre regole)è quello di creare un’ intensa onda emotiva che porti l’ adesione del ricevente allo scopo che si prefigge il “retore” (inteso come primo agente dell’ argomentazione). Visto che la razza umana ha come principale mezzo di comunicazione l’ elaborazione fonica, ovvio che per ottenere questo scopo si utilizzi al massimo lo strumento linguaggio rispetto a tanti altri. Quindi si generino “milioni di parole” e di concetti spesso inutili, però necessari ad ottenere un’ adesione. Supponiamo che lo scopo sia dichiarare una guerra per acquisire una maggiore ricchezza per sè o per una propria fazione : se dico “Dobbiamo combattere e morire per quella regione perchè dopo saremo più ricchi (ed è già molto)” la risposta media è “vacci Tu” Se dico “Portiamo alla civiltà quella regione perchè Dio lo vuole e perchè chi ci sta dentro è indegno di averla…” etc trovo legioni di gente disposte a commettere qualsiasi follia per ottenere quello che mi serve. E nel privato funziona uguale. Se ho un particolare penchant per una Signora e desidero approfondire la cosa se dichiaro subito il mio scopo ricevo uno schiaffone (meritatissimo… casi particolari a parte, ma sono uno su mille) se utilizzo tutti gli strumenti della retorica (Parole, linguaggio non verbale, ritmo con cui avviene la comunicazione, voce che media l’ argomentare. cura dell’ ambiente ove la comunicazione avviene, tempo da dedicare alla comunicazione e alla richiesta, esame psicologico del soggetto, etc etc) le probabilità di successo aumentano in maniera vertiginosa… Se scomponiamo i testi in ottica argomentativa/retorica molti testi e argomentazioni, portando l’ analisi al livello della fonematica (uso dei suoni delle parole finalizzati ad uno scopo – Es Madre, Mamma, Mommi sono tre termini che portano a 3 esiti diversi in una comunicazione, ma con un solo oggetto sottostante) si possono fare interessanti scoperte. Ad esempio perchè certe cose funzionano bene in certe lingue e in altre molto meno… Ad esempio “Ou sont les neiges d’ antan” è un verso bellissimo, perchè scorre bene, perchè i suoni sono giusti, si apre con un suono scuro e si apre a suoni chiari perchè è costituito da bisillabi, perchè la sillabazione è tronca, non aperta ma dolce perchè prevalgono le chiusure in sibilante o liquida… etc Lo stesso “Dove sono le nevi di un tempo” è bellino, ma piatto…..Idem ad esempio “Ewig jung ist nur die Sonne” è tutt’altro che “Eternamente giovane è solo il sole ” .Se dico ad una Signora “Hai un bel paio di occhi azzurri” o “Mi perdo nella luce dei tuoi zaffiri” (lapislazzuli è peggio troppo lungo e si potrebbe incespicare nel dirlo, rovinando tutto) fissando il triangolo dell’ attenzione (per evitare equivoci non è la scollatura o peggio – che sarebbe una gaffe sociale e retorica di inaudite proporzioni – il triangolo dell’ attenzione è quel punto che sta fra ciglia e la radice del naso – si chiama così perchè nel linguaggio non verbale fissare quel punto significa dare la massima attenzione al soggetto ricevente) abbassando progressivamente il tono della voce, portandolo dal piatto al sognante…l’ effetto è completamente diverso !!)
    C’è un 10% di casi in cui, Kyria, la comunicazione è reale e spontanea, ma solitamente si tratta di momenti estremamente personali.. quando sei in situazioni di “qui n’ a qu’un moment a vivre n’ a plus rien a dissimuler” quando cioè tutto è stato messo in gioco e non hai più tempo o voglia di ottenere qualcosa… (non necesariamente il punto di morte, anche se Quinault lo scrisse pensando a quello…)

  3. affabile ha detto:

    Caspita anonimo sei ispirato stamattina!
    Ti faccio una domanda molto diretta perchè è caratteristica precipua degli uomini anziché delle donne?

  4. anonimo ha detto:

    Non credo assolutamente sia caratteristica precipua degli uomini. Ho conosciuto signore abilissime nell’ argomentare e con tecniche che all’ analisi successiva si sono rivelate molto più raffinate di quello che immaginavo. Non vorrei che Tu confondessi, però, i livelli. Il mio discorso è sull’ uso della retorica ad ampio spettro, vale a dire nella comunicazione ufficiale, lavorativa, sociale, ove è necessario (quasi sempre) veicolare o suscitare un’ adesione o l’ attenzione della controparte. In questo non ci sono distinzioni sessiste, ma solo maggiori o minori abilità singole. Ognuno poi usa gli argomenti che può e che ha a disposizione. (e per sgombrare il campo da facili illazioni non sempre un bell’ aspetto è sinonimo di successo !) Ma ti assicuro che i competitori più abili, scafati ed esperti nella comunicazione e non solo con cui mi sono trovato ad “incrociare” la lama della retorica, erano signore (a volte anche piuttosto agées) e non uomini. (In genere molto più semplici da gestire, con le dovute eccezioni, ovviamente). E spesso ne sono uscito io con le ossa rotte…
    Se, invece, Ti riferisci ad atteggiamenti seduttivi, il discorso cambia. In genere, MA SOLO IN QUESTO CONTESTO SOCIALE, ci si attende dall’ uomo un atteggiamento più aggressivo nei confronti della controparte, per tanti motivi che è inutile, qui ripercorrere. Di conseguenza, MEDIAMENTE e FORMALMENTE si ritiene che il primo approccio spetti all’ Uomo, il quale deve far valere la sua “offerta” in ambienti contraddistinti da alta competitività (o almeno ritenuti tali). In questi casi l’ utilizzo dello strumento retorico/comunicativo (che è poi l’ unico che puoi utilizzare, clava a parte.. scherzo !!) viene teso al massimo sia in maniera diretta, con la ricerca di metafore ardite, di voluti ossimori, di effetti ritmici particolari etc. etc.o inversa con un atteggiamento piano e falsamente semplice, un fraseggiare modesto e apparentemente distratto,a seconda del soggetto.
    Per quel che mi consta le cose stanno molto cambiando (per fortuna !!!) e mi risulta che almeno in generazioni più giovani della mia, le nuove generazioni sono meno vincolate a ruoli fissi… per fortuna….

  5. missi ha detto:

    Oh…nn sarei così pessimista. Diciamo che nei momenti di “parole, solo parole” tendiamo più facilmente a pensare che ci sono anche i fatti…nn è mai tutto completamente nero o completamente bianco, le linee di confine segnano le differenze.
    Sono d’accordo con l’anonimo sulle capacità dialettiche delle femminucce ed anche sulla linea obbligata del comportamento maschile…”Loro” in questo sono più sfortunati 🙂

    [p.s. mi rendo conto solo ora che mi hai ringraziato per il “bavaglino”, mi scuso per il ritardo…nn devi ringraziarmi, è stato un piacere 🙂
    Ho notato anch’io la piacevole “coincidenza” degli argomenti, vogliamo dare ragione alle stelle? ;)]

    Baci 🙂

  6. Rosslare ha detto:

    premesso che non leggo e non ho letto i commenti degli anonimi, spero di non affermare quindi qualcosa che ha già detto uno di loro e cioè:
    Cara la mia Teutonica Donna, così come esistono grandi attori che recitano e interpretano magistralmente determinati personaggi così esistono individui che compongono per finta, non devono necessariamente sentire dentro ciò che esternano, possono fare una costruzione lessicale priva di sentimenti solo perchè sono bravi a costruire con parole.

  7. tittidiruolo ha detto:

    mammamia…l’anonimo riflette benissimo quello che hai scritto nel post. quante parole scrive…per evidenziare che tu hai ragionissima : Gli uomini molto bravi a parole nei fatti…bah! hanno tutto da imparare, compreso firmarsi 🙂 come volevasi dimostrare

  8. ladolcetempesta ha detto:

    bhe non e’ ne l’eta’ ne la cinicita’
    e forse che le parole sono forse piu facili fa far fluire dei fatti
    basti pensare a chi regala intense emozioni sotto forma di parole canzoni e poi nei fatti bhe
    comunque e vero una cosa l’uomo di oggi vuoi forse la maggior cultura lo stravalicamento del potere della donna nella prolissita chiacchierifera ora molti uomini parlanoparlanoparlano
    :-p
    ora mi sono attirata l’odio maschile dei tuoi ospiti -))

    una tempesta ultimamente
    et/ stranamente poco parolosa

  9. AgapeMark ha detto:

    Vorrei esprimere anche io un breve commento sull’argomento.
    Dice Plutarco che noi non siamo abituati ad essere ben predisposti verso chi parla né a focalizzare l’attenzione per non perdere nulla di quanto detto. Sostiene poi che anche il modo di porsi, mentre si ascolta, è soggetto al rispetto di certe regole di educazione.
    Il corpo deve assumere una postura corretta, e lo sguardo va rivolto su chi parla, con atteggiamento d’interesse ed una espressione del viso rilassata.
    Il silenzio è il comportamento più decoroso e prudente e anche quando l’interlocutore ha concluso conviene aspettare prima di replicare, per dar modo all’altro di aggiungere, modificare o ritrattare le proprie affermazioni.
    Ascoltare è come essere ospite a pranzo: il buon ospite mangia quel che gli viene portato e non chiede altro. Così bisogna ascoltare quanto viene proposto e non cercare di condurre l’interlocutore su altri argomenti.
    Le domande devono essere pertinenti ed utili al discorso, mai irrilevanti. Inoltre si deve restare nell’ambito delle competenze dell’altro: chiedergli cose su cui non è esperto può creargli imbarazzo e si perde l’occasione di ricevere il meglio di quanto può offrire, oltre al rischio di apparire malevoli ed odiosi.
    L’invidia è un pericolo per l’ascolto, così come la presunzione: entrambe spingono a contestare gli argomenti anche quando non si sarebbe capaci di proporre argomentazioni migliori. A tale proposito Plutarco offre l’aneddoto di uno spartano che, venuto a sapere che il re Filippo aveva distrutto la città di Olinto, aveva commentato: “Lui però non sarebbe in grado di edificarne una simile”.
    Il comportamento opposto di “eccessiva ammirazione” è anch’esso pericoloso e forse ancor di più; se un atteggiamento sprezzante ed arrogante non fa trarre vantaggi dai discorsi ascoltati, chi è ingenuo e pieno di ammirazione rischia di subire un vero e proprio danno assorbendo eventuali idee sbagliate o dannose.
    L’ascoltatore dovrebbe passar sopra alla forma del discorso ed alla personalità di chi parla per immergersi nei contenuti del discorso e nelle reali intenzioni dell’altro, trattenendo solo gli aspetti proficui di quanto sentito.
    Se quanto ascoltiamo costituisce una critica delle nostre idee o comportamenti, dobbiamo diventare capaci di accettarlo senza lamentele e senza assumere atteggiamenti impassibili o assenti o addirittura irridenti.
    L’ascolto dell’altro deve essere finalizzato anche a conoscere sé stessi. Chi è sveglio ed attento impara ascoltando non solo discorsi riusciti, ma anche quelli falliti: ciò che è sbagliato viene riconosciuto più facilmente nei discorsi altrui che nei propri.
    Ha poco senso biasimare gli altri se questo non ci serve a vedere e correggere i nostri difetti simili. Dai discorsi altrui possiamo riconoscere il nostro modo di fare ed imparare a curare di più quello che diciamo.

    I successivi argomenti riguardano lo smascherare le falsità e l’uso della schiettezza (De differentia veri amici et adulatoris).
    Per riconoscere le bugie degli adulatori basta osservare la loro continua compiacenza nei confronti dei nostri comportamenti e discorsi, anche quando questi sono volutamente incostanti e contraddittori.
    La mancanza di dissenso è sospetta, così come lo è un rapporto basato sulla ininterrotta condivisione e compiacenza, sulla mancanza totale di contrasti e su una piena affinità.
    Plutarco distingue tra l’elogio adulatorio di una singola azione e quello dei comportamenti caratteristici della persona.
    Secondo lui chi elogia una cattiva azione od un discorso sbagliato danneggia l‘altro in quella specifica occasione; ma coloro che si spingono a lodare i difetti di carattere sono molto più dannosi (“come servi che rubano non il raccolto ma la semina”) perché descrivendo come virtù ciò che è male, peggiorano l’animo ed i comportamenti abitudinari della persona, quindi il suo “seme”.
    Il danno provocato dalla distorsione della realtà fisica è rimediabile perché l’inganno prima o poi sarà scoperto, ma la distorsione del giudizio morale ha conseguenze molto più gravi perché fa apparire come un bene ciò che invece condurrà alla rovina.
    In ogni persona c’è una parte razionale ed una istintiva; la prima tende alla verità ed al bene, la seconda è spesso dannosa. L’amico vero si riconosce perché parla sempre alla parte migliore, mentre l’adulatore si rivolge a quella irrazionale e passionale. Un amico “nacque per condividere la saggezza, non per soffrire della stessa malattia”.
    La difesa dai danni dell’adulazione richiede la lotta a due difetti: l’auto compiacimento e la presunzione.
    Il “conosci te stesso” deve spingerci a vedere quanto la nostra natura, la nostra educazione e la nostra cultura siano ancora distanti dalla perfezione, e quindi ad ammettere di non essere quello descritto dall’amico che ci elogia e ci loda molto, bensì quello dell’amico che ci biasima e ci rimprovera con schiettezza.
    Sulla schiettezza nel parlare con gli altri ci sono però da fare molte considerazioni.
    Della schiettezza ci si deve servire con prudenza ed eliminando ogni eccesso dalle nostre parole; c’è infatti il pericolo di ferire ed offendere, spingendo così l’altro a non ascoltarci ed a volgersi verso gli adulatori, le cui parole non fanno male.
    Poiché ogni vizio va combattuto con una virtù e non con il vizio opposto, il voler evitare l’adulazione non deve far diventare aggressivi e scortesi, e magari guastare un’amicizia per eccessiva schiettezza; come per tutte le cose, il meglio consiste nel giusto mezzo.
    Per essere efficace la schiettezza deve restare disinteressata, priva di qualsiasi nesso personale. Le forme in cui si esprime devono essere appropriate, quindi prive di aggressività, ironia, sarcasmo. Con gli amici va usata solo dopo averli rasserenati con elogi.
    E’ sempre bene che il rimprovero dei difetti dell’altro sia accompagnato dall’ammissione dei propri, anche per evitare la reazione sbagliata di ritorsione degli ammonimenti. A chi nega i propri errori va offerta la possibilità di difendersi e si possono suggerire delle scuse dignitose.
    In alcune occasioni la schiettezza può addirittura essere inopportuna, ad esempio quando l’interlocutore è in un momento di disgrazia; inoltre essa non dovrebbe essere mai praticata di fronte ad un pubblico, né utilizzata troppo di frequente, anche per cose di poco conto, perché perderebbe di incisività e di efficacia nei momenti importanti.
    C’è una schiettezza terapeutica, che mira ad impedire che venga commesso uno sbaglio nell’immediato, ed una preventiva che vuole stimolare comportamenti positivi. La prima può anche usare toni aggressivi, la seconda solo quelli persuasivi, manipolatori, adattati strumentalmente al carattere della persona.
    La nuda sincerità va vista come una medicina applicata ad una ferita, quindi va applicata con delicatezza e cautela.

    L’argomento finale verte sulla gestione dell’ostilità “De capienda ex inimicis utilitate”.
    Ripresa l’idea di Senofonte secondo cui gli uomini assennati sanno trarre vantaggio anche da coloro con cui sono in contrasto, Plutarco propone di definire un metodo ed un’arte per ricavare del buono dall’ostilità.
    Dopo aver proposto diversi esempi di cose inservibili a certi fini ma utilizzabili per altri e di eventi negativi da cui nascono conseguenze positive, si sofferma su alcune tematiche.
    La prima osservazione si riferisce alla circospezione nell’agire.
    Il fatto che l’ avversario studi la nostra vita alla ricerca delle tracce degli errori ci induce ad essere cauti, a prestare più attenzione, a non agire e a non parlare superficialmente o sconsideratamente e a mantenere inattaccabile la nostra condotta.
    La circospezione comporta il controllo degli istinti e l’approfondimento della riflessione ed induce alla sollecitudine ed alla scelta di vivere in modo onesto ed irreprensibile. L’essere stati costretti, a causa delle inimicizie, ad adottare abitudini positive finisce per procurarci una vita migliore.
    La seconda considerazione è che per rinfacciare i vizi altrui dobbiamo diventarne immuni: se muoviamo accuse ad un avversario dobbiamo evitare che queste si possano ritorcere contro di noi.
    Per accusare qualcuno di essere ignorante, dobbiamo amare il sapere e l’impegno; per dargli del vigliacco dobbiamo dimostrare di aver coraggio; per definirlo dissoluto ed intemperante dobbiamo far sparire ogni segno di ogni nostra inclinazione simile.
    La critica della vita di un avversario costringe all’esame della propria e quindi a correggerla riparandone gli errori; così si può trarre un’utilità persino dalle accuse fatte agli altri.
    Il terzo argomento si riferisce alle critiche degli avversari.
    E’ più facile che le verità spiacevoli ci siano dette dai nemici che dagli amici; per questo un insulto scagliatoci contro per ira ed ostilità può servirci a curare una debolezza che non sapevamo di avere o di cui avevamo trascurato l’importanza.
    Se poi la critica ostile è una calunnia e siamo accusati di qualcosa che non ci riguarda, è comunque bene cercare di capire la ragione per cui quella calunnia è sorta; faremo poi attenzione a non cadere in comportamenti affini o collegati a quello rinfacciato. E’ anche opportuno esaminare se nei nostri discorsi, nelle nostre azioni, nei nostri interessi o nelle nostre frequentazioni c’è stato qualcosa di somigliante alla calunnia.
    L’ira e gli insulti di un nemico possono allenarci all’esercizio della sopportazione e farci imparare a restare calmi di fronte agli attacchi; questi perdono molto del loro potere se non riescono ad intaccare la…

  10. ziacris ha detto:

    Non è cinismo, è solamente l consapevolezza della realtà che ci circonda, dopo anni e anni di frequentazioni di uomini, si diventa per forza così

  11. AgapeMark ha detto:

    scusa nn ho più parole dette tutte prima..

  12. kymma ha detto:

    mitica canzone, c’ era un periodo che la sentivo in continuazione

    Un saluto da una kymma tecnologicamente evoluta!

  13. evakant1960 ha detto:

    Mina cantava “Parole, parole, parole…..soltanto parole,….”

    Gli uomini bravi nella dialettica..ma in quanto a fatti i più lasciano a desiderare…

    Un saluto e scusa l’intrusione

  14. tittidiruolo ha detto:

    mammamia agape!!!
    ci vuole un permesso premio per leggerti tutto!!!!

  15. mary17 ha detto:

    Urca…ferve il dibattito!
    Il cinismo? q.b, per nn farsi sopraffare, anche se a me viene difficile…

  16. affabile ha detto:

    Beh complimenti a tutti per aver fatto fervere il dibattito come dice mary anche in mia assenza…poi rifarò un commento unico a quanto dite, mi devo far dare il “permesso premio” per leggere il breve commento di Agape…:)

  17. affabile ha detto:

    Anonimo sì mi riferivo a contesti di situazioni romantiche o pesudotali non alla retorica in generale

    Missi mi trovi pessimista? Sì forse un pochino lo sono in questo campo

    Condivido quanto avete detto un po’ tutti in particolare Dolcetempesta

    Letto commento di Agape, consiglio a tutti prende qualche minuto ma sono ben spesi. Ma come continuava…?questi perdono molto del loro potere se non riescono ad intaccare la…????

  18. affabile ha detto:

    Ah non ho risposto agli ultimi due commenti un benvenuto a Evakant e a Mary17 bellissimo q.b.!

  19. GcomeGiorgio ha detto:

    Io quoto Missi di default.

  20. affabile ha detto:

    Sai Giorgio c’era un tizio che quotava una signora (grande amica di Missi tra l’altro) sempre di default e un giorno ci facemmo un dibattito su “sconfinata ammirazione o semplice pigrizia….?”

  21. Brigant ha detto:

    C’è chi è bravo con i fatti senza parole.
    A volte le parole lasciano il tempo che trovano … i fatti concreti invece no.
    Ciao :o)

  22. Rosslare ha detto:

    si fa prima a leggere “Il Gattopardo” che certi commenti.

    parlo così ma in realtà non li ho letti.

  23. keypaxx ha detto:

    Sarebbe come a dire che: “non ci sono più le mezze stagioni”?
    ogni uomo (e donna) è semplicemente figlio del suo tempo.
    Un sorriso.
    ^_____^

  24. kymma ha detto:


     un abbraccio by imma

  25. missi ha detto:

    Ho riletto il mio commento per ricordare cosa quota Giorgio 😉

    “L’episodio” nn lo ricordo 🙂

    Pessimista per modo di dire…forse un pò troppo “concreta”…talvolta bisogna anche saper collocare i sogni in un posto ben definito e lasciarli crescere, nessuno può garantirci che diventino realtà…ma un sogno vive per se stesso e si alimenta della semplice meraviglia che lo circonda e lo rende unico 🙂

    Quanto agli uomini ed alle donne, ed alle differenze evidenziate in alcuni commenti, nn mi trovo molto d’accordo. Siamo molto più simili di quanto siamo disposte a credere ed anche, per certi versi, più fortunate 😉

    Buona giornata, baci 🙂

  26. laghira ha detto:

    a parole siamo tutti bravi, non sono gli uomini ; )

  27. affabile ha detto:

    @Rosslare, il gattopardo in effetti scende giù bene ma fidati stavolta anche questi commenti.
    In generale nei blog si leggono poco i commenti degli altri e questo invece è un peccato che spesso danno buoni spunti, per cui già dire che non li si legge solo se son lunghi è un buon risultato.
    Ma forse tu dicevi che era il gattopardo a non aver letto??

    @Keypaxx laghira e Missi voi insieme ad altri promuovete la sostanziale parità di uomini e donne su questo argomento io mi sento più sessista invece, soprattutto quando sono innamorati (e in genere lo sono fino alla prima sc….) sono capaci di cose…immense, appunto…

    @Missi credo che il dibattito sia avvenuto su Napolibloggeers che allora non frequentavi tantissimo. I protagonisti invece sono facilmente riconoscibili, no :)?
    A proposito su quanto dici del sogno è molto vero (io ne ho fatto uno molto carino giorni fa) il problema di noi donne è che questo confine tra sogno e realtà non sempre ci è chiaro. Diciamo che oggi sono capace di godermi una bella canzone come quella che metto senza altri scopi.

  28. Borbonico ha detto:

    No sono gli uomini, ciao.

  29. missi ha detto:

    Ah…ecco. Nn c’ero e se c’ero dormivo 😉

    Sono d’accordo, spesso ci confonde il confine…ma abbiamo anche dalla nostra di poter essere delle “sognatrici” senza sembrare inaffidabili 🙂

  30. Diamanteviola ha detto:

    E’ l’esperienza…

  31. AgapeMark ha detto:

    ma dai mica ci vuole il permesso premio….. basta un pochino di buona volontà….
    poi se tu accusi gli uomini di esser prolissi …IO CHE SONO UOMO (almeno credo,,,aspetta che controlo….ah si sono uomo!!!!:-)…
    cosa vuoi che ti risponda????

    3 baci

  32. Rosslare ha detto:

    Teutonica donna, in linea di principio hai tremendamente ragione.

    (Il Gattopardo l’ho letto e per due volte).

    Il problema non è la lunghezza del commento ma il luogo ove esso è posto.
    se io vado a vedere un concerto rock, non mi aspetto che all’improvviso ci sia una sinfonia di Wagner per quanto le sue sinfonie siano sublimi
    oppure non mi aspetto che a colazione al Gambrinus alle 7 del mattino mi servano una fritturina di paranza che è comunque una delizia.
    tutto qui, Teutonica 🙂

  33. ondainlove ha detto:

    sarò un’ingenua… ma continuo a pensare che quei sentimenti ci siano veramente…

  34. azalearossa1958 ha detto:

    Diciamo che l’età rende cinici.
    O meglio, mi correggo:
    diciamo che l’età rende saggi.
    ‘notte!!!

  35. affabile ha detto:

    Azalea già…a volte la mia saggezza/cinismo fa paura per prima a me…però è anche una forma di sopravvivenza.

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