I Cor 13,4-8

Anni fa in una riflessione del tempo di Quaresima  il cardinale Martini invitò i partecipanti a chiedersi l’un l’altro quale fosse il brano della Sacra Scrittura che amassero di più.

Non ho dubbi, il mio preferito è l’inno alla carità (traduzione del graco agape,cioè amore puro, che non vuole il contraccambio).

Domenica scorsa, a messa a Bacoli, ho trovato questa attualizzazione fatta dai giovani della parrocchia di S.Anna. Mi è piaciuta. Eccola:

Inno all’amore

Chi ama è paziente e premuroso
Chi ama non è geloso
Non si vanta
Non è orgoglioso
Non manca di rispetto
Non va in cerca del proprio interesse
Non conosce la collera
Dimentica i torti
Chi ama rifiuta l’ingiustizia
La verità è la sua gioia
Chi ama scusa tutto
Di tutti ha fiducia
Tutto sopporta
Non perde mai la speranza
L’amore non tramonterà mai.

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8 risposte a I Cor 13,4-8

  1. anonimo ha detto:

    E’ molto bello.
    Anche io ne ho uno preferito anche se non sono cattolica.
    Si chiama il Cantico dei Cantici non quello di San Francesco questo si trova all’interno della bibbia.
    Ti assicuro è stupendo ma bisogna trovare anche una traduzione che lo renda bene perchè alle volte mi è capitato di leggere una traduzione diversa che non dava la stesso forza e la stessa energia alle parole.
    Anche in questo caso si parla di amore di un amore forte…è bellissimo se lo ritrovo mi riprometto di scriverlo.
    Sara

  2. affabile ha detto:

    Grazie Sara. Le tue parole sono sempre un balsamo. A proposito del passo che citi potresti essere più precisa? Cioè ti riferisci all’intero libro del cantico dei cantici oppure a qualche salmo? Se non sbaglio c’è un salmo che si chiama proprio così.

  3. colorisonori ha detto:

    A me piace il discorso della montagna

    …Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?….

    ciao.
    Gino

  4. affabile ha detto:

    Gino…è vero è molto bello il passo citato…vado a memoria…mi pare che citi la versione di Luca…In quella di Matteo è aggiunta una frase ” a ciascun giorno basta la sua pena”, cioè pensare all’oggi non a ieri e al domani. Quando, molti anni fa, ho iniziato a far mia questa frase la mia vita è cambiata, in meglio, o vorrei dire, ha trovato la sua direzione.

  5. anonimo ha detto:

    Mi riferisco a tutto il,Cantico dei Cantici anche se come giustamente notavi è suddiviso in salmi..ora non è che ricordi proprio tutto a memoria ma comincia ad essere molto coinvolgente da quando eli si risveglia del letto vuoto e va alla ricerca del suo amore..chiede anche alle guardie se hanno visto il suo amore senza contare la dolcezza degli ultimi passi quando l’amore viene paragonato ad un fiume in piena.
    La cosa che più colpisce è che in questo caso tutto parte dalla donna.
    Sara

  6. anonimo ha detto:

    Preferisco il Qohèlet, (molto interessante la traduzione di Erri De Luca, anche se non sempre condivisible. ma chi ouò è meglio che lo legga nella versione di S. Gerolamo in latino (se non in aramaico, meno bella quella dei 70 in greco.) Poi certamente, Sapienza (1-5) ed Ecclesiastico. Salmi I e il GIobbe e Genesi. Nel nuovo certamente Giovanni. Ho letto varie volte il Cantico dei Cantici, è bello, ma non riesce a prendermi. Preferisco, ma è una questione di carattere, la severa e disincantata meditazione di Qohèlet sui novissimi alla solarità del Canticoi. Qohèlet … libro “strano” , a volte rifiutato, ma che ti obbliga sempre a rimetterti in gioco ogni volta che lo prendi in mano- Tagliente come una lama ed inesorabile come il giudizio finale… Non sappiamo chi fosse il Qohèlet, ma il suo volto è quello del Cristo giudicante della Cappella Sistina… o per lo meno io l’ immagino così.

  7. affabile ha detto:

    Per l’utente anonimo del commento 6, che immagino essere SDE….giusto?
    Lo scorso inverno ho assistito a un interessante spettacolo sul Qohelet, ideato e interpretato da Don Andrea Gallo insieme a un’attrice, una cantante e un musicista. Mi aveva convinto a vederlo soltanto il titolo “Esistenza, soffio che ha fame”. Era un declamazione di passi del nostro libro, paradossalmente messo nella sua luce più solare e positiva, cioè dell’uomo che brama significato della vita insieme a brani, sullo stesso registro, di tutti i tempi da Teresa d’Avila alla Weil.
    Bellp e affascinante il tuo paragone con il Cristo giudicante…Sì…a pensarci molto simile…

  8. letiziajaccheri ha detto:

    e´il pezzo che avevo scelto per il mio matrimonio. ricordo l´amico norvegese che lo leggeva in nynorsk nella chiesa di Pisa…

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